L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito: soltanto qui è la chiave di tutto. (Goethe)

lunedì 5 settembre 2011

FATE LARGO ALL'ITALIA CHE AVANZA - Atreju 2011

Uno slogan di protagonismo generazionale diventa il titolo della XIII edizione di Atreju, festa nazionale della Giovane Italia, che torna dal 7 all' 11 settembre nel Parco del Celio a Roma. Come il protagonista de "La Storia Infinita", anche l'evento che porta il suo nome vuole incarnare l'esempio di un giovane impegnato nel confronto quotidiano contro le forze del Nulla, contro un nemico che logora la fantasia della gioventù, ne consuma le energie, la spoglia di valori ed ideali, sino ad appiattirne le esistenze. "Fate largo all' Italia che avanza" è il motto di una gioventù che chiede a gran voce il ritorno della meritocrazia per le nuove generazioni, che non ci sta a pagare il conto di decenni di cattiva politica senza fiatare, e che vuole abbattere quei muri e scavalcare quelle barriere rappresentate da vecchi privilegi, baronie e rendite di posizione. 


Programma


mercoledì 07 settembre 2011

ore 17:00
Fate Largo all’Italia che avanza. Inaugurazione di Atreju 2011
Saluti: Vincenzo Piso, coordinatore PdL Lazio; Alfredo Pallone, vice coordinatore vicario PdL Lazio; Gianni Sammarco, coordinatore del PdL Roma; Marco Di Cosimo,vice coordinatore del PdL Roma; Francesco Lollobrigida, coordinatore PdL Provincia di Roma; Angelo Santori, coordinatore vicario PdL Provincia di Roma.
Modera: Alessandro Colorio

ore 18.00 Confronto
Tutto vince il lavoro (Virgilio).Viaggio nel futuro dell'occupazione giovanile
Partecipano: Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro; Raffaele Bonanni, segretario generale CISL; Enrico Letta, vice segretario PD; Enrico Giovannini, presidente ISTAT.
Modera: Giuseppe Agovino

ore 19.30 Atreju Cultura
La bellezza salverà il mondo (Dostoevskij). Cultura e sviluppo economico nazionale.
Partecipano: Fabio Rampelli, deputato PdL; Marcello Veneziani, saggista e giornalista; Luca Telese, giornalista e scrittore; Enrico Gasbarra, deputato PD.
Modera: Ulderico De Laurentiis

ore 21.00
Premio Atreju 2011 a Carlotta Pasqua, presidente Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani.
Partecipa Barbara Saltamartini, responsabile settore pari opportunità PdL.
Consegna il premio Daniele Capezzone, portavoce PdL.
Modera: Francesco De Micheli

ore 21.30 Spettacolo
Il cabaret di Andrea Perroni


mercoledì 13 luglio 2011

Trailer Legalità In-formazione

Trailer del Progetto: Legalità In-formazione, realizzato dalla commissione Cultura della Legalità del Forum Nazionale dei Giovani. Il dvd integrale verrà presentato ad ottobre 2011, con un evento nazionale.


venerdì 1 aprile 2011

I disordini arabi tengono la Cina sulle spine

di Francesco Sisci

RUBRICA SINICA. Il disastro nucleare giapponese, l'intervento occidentale in Libia e la rivolta in Siria gettano benzina sul fuoco dell'incubo più grande di Pechino: l'inflazione alimentare e petrolifera.

(carta di Laura Canali tratta da Limes 4/2008 "Il marchio giallo" - clicca sulla carta per legenda e possibilità di ingrandire)

PECHINO - Lo scorso sabato 26 marzo alcune manifestazioni antigovernative hanno ingolfato diverse città della Siria, un paese mediorientale retto da una vecchia dittatura che sostiene i fondamentalisti islamici che periodicamente attaccano Israele dal Libano meridionale.
Il presidente siriano, l'oftalmologo quarantacinquenne Bashar al Assad, che ha ereditato la posizione dal padre Hafez al Assad, ha presumibilmente ordinato alle truppe di aprire il fuoco contro i manifestanti.
Durante il weekend, i media internazionali hanno parlato di decine di morti e si è andata sviluppando la possibilità di un cambiamento di regime o di un intervento occidentale a supporto dei manifestanti antigovernativi.
Una settimana prima, una coalizione di forze statunitensi, francesi, britanniche e italiane è intervenuta in Libia contro Muammar Gheddafi in sostegno dei ribelli che stavano perdendo la guerra. Se, nei prossimi giorni, i manifestanti siriani perderanno nei combattimenti contro Assad, gli Stati Uniti rimarranno in disparte e seguiranno freddamente le azioni repressive?

martedì 15 marzo 2011

Falcone e la separazione delle carriere.

In questi giorni si discute tanto della riforma della giustizia e in particolar modo sulla  separazione delle carriere fra Pubblici Ministeri e Giudici. Il dibattito è furente e molti, convinti che in Italia non debba ma cambiare niente, si rifànno alla memoria di chi non c'è più per avvalorare le proprie tesi faziose. A chi cerca sempre di strumentalizzare ciò che di buono viene fatto, consiglio di leggere queste poche righe...cosi magari la prossima volta eviteranno di scomodare chi la lottta alla mafia l'ha fatta senza se e senza ma e magari questi professionisti dell'antimafia capiranno che la cultura della legalità e ben altro che quattro strilli in piazza o essere nati al sud o ancor più portare un cognome pesante...

“Un sistema accusatorio parte dal presupposto di un Pubblico Ministero che raccoglie e coordina gli elementi della prova da raggiungersi nel corso del dibattimento, dove egli rappresenta una parte in causa. Gli occorrono, quindi, esperienze, competenze, capacità, preparazione anche tecnica per perseguire l’obbiettivo. E nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di para-giudice. Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e Pm siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il Pm sotto il controllo dell’Esecutivo. È veramente singolare che si voglia confondere la differenziazione dei ruoli e la specializzazione del Pm con questioni istituzionali totalmente distinte”.
(Giovanni Falcone, La Repubblica, 3 ottobre 1991).

lunedì 14 marzo 2011

Sarkozy mira ai pozzi libici.

di Mario Sechi da il Tempo.it del 11/03/2011

La Francia ha capito che il post-Gheddafi va gestito in attacco e non in difesa. Ieri fonti dell’Eliseo lasciavano trapelare che Parigi sosterrà il bombardamento di obiettivi libici, mentre gli insorti dell’est sono già stati riconosciuti come un’autorità legittima con cui trattare.

L’Italia è il Paese che ha gli interessi più cospicui in Libia. Come li stiamo difendendo? È una domanda alla quale da qualche settimana le azioni di maggioranza e opposizione suggeriscono una sola risposta: male. Il governo finora si è accodato alle decisioni delle più varie istituzioni. Di volta in volta ha detto di essere d’accordo con Onu, Ue, Nato, Lega Araba e Unione Africana. Manca solo il circolo degli scacchi e la lega del Subbuteo. Ma qual è la nostra posizione, la linea dell’Italia sulla crisi libica? Non pervenuta. Lo stesso Berlusconi - abilissimo manovratore in politica estera - stavolta sembra aver perso la bussola. Spettacolo imbarazzante offre il centrosinistra dove Gheddafi è riuscito a dividere un wilsoniano Veltroni da un Pd in cerca d’autore, mentre i compagni de il Manifesto in nome del Colonnello si sono scissi un’altra volta. Già così la situazione è pessima, ma se osserviamo cosa stanno combinando i nostri cugini francesi e i soliti inglesi, allora la faccenda appare serissima. Nicolas Sarkozy ha capito che il post-Gheddafi va gestito in attacco e non in difesa. Ieri fonti dell’Eliseo lasciavano trapelare che Parigi sosterrà il bombardamento di obiettivi libici, mentre gli insorti dell’est con un colpaccio diplomatico a sorpresa sono già stati riconosciuti come un’autorità legittima con cui trattare per l’oggi e soprattutto il domani. Uno-due.
Il tricolore francese sventola a Bengasi. David Cameron a Londra non ha perso tempo: ha inviato squadre speciali di militari nel deserto, è pronto a far volare i caccia Typhoon per attuare la futura no fly-zone e non si tirerà indietro di fronte a un’operazione militare mare-terra-aria. Tre-quattro. La Union Jack è in marcia su Tripoli. Parigi e Londra sono uscite con energia allo scoperto, hanno un’idea forte e non temono di esporla di fronte all’opinione pubblica e di creare un dibattito anche aspro, se volete, ma almeno concentrato su un tema di fondo della politica per i prossimi decenni. L’Italia invece sembra impegnata in un’operazione di polizia interna e cooperazione che ha poco a che fare con una potenza del G7 e molto invece con una Ong. La missione umanitaria in Tunisia è utile, certo, ma anche questa è una giocata di rimessa e in ogni caso del tutto insufficiente rispetto al nostro interesse concreto sul campo da gioco libico e al non trascurabile fatto che la partita è in corso nel Mare Nostrum.

domenica 13 marzo 2011

La situazione in Libia, 11 marzo

da Limes.it
carta di Laura Canali
Una carta per inquadrare gli scontri in atto, le aree sotto il controllo di Gheddafi e quelle in mano ai ribelli.


(clicca sulla carta per ingrandire)

Le pedine rosse sono le città sotto il controllo di Gheddafi, quelle verdi sono quelle sotto il controllo dei ribelli. In giallo gli scontri in atto, in blu le località strategiche. Le due frecce mostrano la dinamica del conflitto e l'evolversi delle manovre di offensiva e controffensiva.

Oltre che a Misurata, sono in corso combattimenti anche per il controllo di Ras Lanuf, porto petrolifero del golfo della Sirte che le forze di Gheddafi stanno tentando di strappare ai ribelli.

Non ci sono pompieri per l’incendio mediorientale

da Limes.it 

di Amber Wellard e Rodolfo Visser

Non solo Libia: sono in rivolta anche paesi chiave come Algeria, Bahrein e Iran. La democrazia più che semplificare la situazione farà esplodere quelle tensioni che sono state compresse da decenni di dittatura. E saranno guai anche per noi.


carta di Laura Canali - (clicca sulla carta per andare all'originale con possibilità di ingrandire)

La “guerra del pane” non è nuova: dalle famose brioche di Maria Antonietta al 7 maggio 1898, quando i milanesi affamati scesero in piazza, cambiano i contesti ma non la sostanza. In Francia la rivoluzione travolse il regno, poi generò un imperatore, a Milano le truppe del generale Bava Beccaris spararono ad altezza uomo per sedare i tumulti uccidendo ottanta manifestanti, ma non c’era un colpevole tiranno da abbattere, si trattava di profondo dissesto economico della neonata nazione.
Non stupisce che sotto la spinta magrebina Nord Africa e Grande Medio Oriente presentino il conto a re, raìs e dittatori travolti, prima di tutto, da smisurata, dirompente e disumana avidità. Potevano “accontentarsi” di molto meno, ma l’avidità non perdona, ottenebra le menti, rende ciechi e sordi, quindi improvvidi. Quello che è stato sottratto ai popoli viene ora sequestrato dal mondo civile. Una versione moderna del contrappasso dantesco.
Sorprende invece constatare che il mondo occidentale pensi: instauriamo regimi democratici e tutto è finito. Scoperchiata la pentola, componenti ideologiche e religiose visibili e latenti non si placheranno in breve grazie a democratiche elezioni. Tutt’altro: un uomo, un voto farà emergere tutte le tensioni delle differenze ideologiche a lungo crudelmente compresse.
Un grande pericolo di sottovalutazione incombe. Anche ipotizzando che qualche oscuro disegno abbia acceso la miccia il controllo è perduto, non ci sono pompieri. L’incendio è iniziato e proseguirà ferocemente fino alla fine.