L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito: soltanto qui è la chiave di tutto. (Goethe)

domenica 28 febbraio 2010

Terremoto in Cile...la terra trema di più?


Haiti, il Giappone qualche giorno fa, ed ora il Cile. La Terra trema di più? Gli scienziati registrano e guardano disarmati la violenza improvvisa della Terra senza la capacità di cogliere qualche segno.Ci sono aree a rischio ben note, punti critici da sorvegliare con maggior attenzione come le coste cilene e la nostra Penisola ma al massimo la scienza esprime delle probabilità che si infrangono sul muro della mancanza di conoscenze. Solo agli inizi del Novecento il berlinese Alfred Lothar Wegener raccontava in un libro la formazione di oceani e continenti e soltanto alla fine degli anni Sessanta (due anni prima la conquista della Luna) il canadese John Tuzo Wilson presentava il primo modello teorico della deriva dei continenti e Dan McKenzie dell'Università di Cambridge spiegava sulla rivista Nature la «tettonica a placche». Da quelle parole di quarant'anni fa si è iniziato a decifrare con maggior coscienza gli scontri perennemente in corso fra le zolle in cui è separata la crosta terrestre cercando indizi sullo scatenarsi dei terremoti. È una titanica fatica perché finora solo la fantascienza di Giulio Verne ha compiuto un viaggio al centro della Terra per scoprirne la natura e cogliere le manifestazioni che l'uomo subisce abitando in superficie.

La sismologia non è una scienza esatta, e la difesa dai terremoti rimane una meta lontana da raggiungere. Da decenni si tentano le vie più diverse al fine di sciogliere gli impenetrabili misteri che sempre avvolgono imovimenti interni del pianeta. In California i geologi dell'US Geological Survey e di numerose università scavano un pozzo fino a dieci chilometri di profondità per raccogliere indizi sugli spostamenti della faglia di San Andreas e scoprire in anticipo il manifestarsi del Big One, il super-terremoto da tempo atteso.

I fisici russi sostenevano di riuscire a raccogliere dallo spazio la presenza di particelle atomiche capaci di segnalare l'imminenza di un sisma. Ma finora la tecnologia non ha fornito risposte attendibili sia a terra (ricordate le emissioni del gas radon?) che nello spazio. Rimane alla base un grave limite di conoscenza scientifica. Da anni negli Stati Uniti e in Giappone si cerca di disegnare un modello teorico globale della Terra capace di mostrare ciò che accade nelle viscere, nel suo cuore incandescente e soprattutto negli strati esterni, nella frizione continua tra il mantello e la crosta sulla quale viviamo. Ma, ancora una volta, pur disponendo di potenti supercomputer la capacità di calcolo è inadeguata per descrivere le mille forze in gioco. Sono i limiti dell'uomo che solo la ricerca può aiutare ad estendere.

fonte: Corriere.it

mercoledì 24 febbraio 2010

L'italia del televoto, fenomeno Mauro Marin.

- Ma l’Arcigay s’infuria
con i fan

- Nella casa tutti contro il castellano, l’Italia
lo ama e lo salva

CASTELFRANCO (Treviso) — Delirio. Sul web, i fan di Mauro Marin stanno per infrangere la barriera dei 260 mila iscritti. Nell’osteria «da Profeta », quella di famiglia a Castelfranco Veneto, hanno deciso di staccare il telefono. Troppa gente, troppe telefonate per andare avanti a lavorare. I genitori, ogni tanto si preoccupano. «Lo trattano troppo male dentro quella casa». Ma è definitivamente «Mauro-mania ». Il fratello Giulio si è fatto la sua idea. «Piace perché è naturale». E così, dopo la doppia vittoria di lunedì, si riparte col televoto. L’obiettivo dichiarato è di abbattere Maicol. E c’è pure chi esagera con le offese. Ieri è intervenuta anche l’Arcigay, che ha evidenziato come ci siano dei messaggi omofobici contro il concorrente gay del Grande Fratello 10. Ormai è impossibile avere dubbi. Mauro Marin è un caso mediatico.

E il termometro per misurare la febbre è necessariamente il social network per antonomasia, Facebook. È una rincorsa folle, minuto dopo minuto, a idolatrare il salumiere castellano che partecipa al reality della Finivest. Nelle gesta epiche collettive, si segnalano l’invio di due aerei con striscione sopra la casa (uno dei quali non visto da Mauro, con relative polemiche) e le raccolte di fondi tra t-shirt e oggettistica varia. Obiettivo: investire i soldi in regali e sms a favore dell’idolo. I numeri sono cinici. Ieri a metà pomeriggio nel fan club di Maicol erano iscritti 37.300 persone, contro gli 8.230 di Alberto, i 5.480 di Giorgio e i 660 di Mara. Inezie rispetto alla mareggiata per il castellano. Nel mezzo delle ragazzine che urlano di aver speso 25 euro di ricarica in messaggi al 48422, nel gruppo è nata pure una polemica. In molti si sono spesi in offese verso Maicol, colpevole, oltre di essere rivale di Marin, anche di omosessualità. Tanto che l’amministratore è intervenuto, richiamando all’ordine. L’Arcigay ha colto la palla al balzo per diffondere una nota, ripresa poi da diversi siti web. «Quando ci troveremo di fronte a contenuti violenti nei confronti del mondo dell’omosessualità, chiederemo la chiusura del canale».

Cosa che gli stessi amministratori del gruppo dei fan di Fecebook hanno realizzato nella serata di ieri, bloccando la bacheca dei commenti pubblici. A Castelfranco, lontano mille miglia da tutto questo, ci sono i famigliari di Mauro. La nonna Elsa, ad esempio. «Cossà vegnarà fora da ’sto Mauro?», chiedeva ieri. Ma ci sono anche le mamme dei coetanei, che chiamano quella di Mauro. «Signora, le stiamo vicine. Non si preoccupi, stiamo male anche noi quando offendono suo figlio ». Il papà Danilo, che gli ha mandato un messaggio in trasmissione, dicendosi «orgoglioso». E poi ci sono gli amici, che bevono «ombre» e mangiano panini come una sorta di rito collettivo. Lunedì sera ce n’erano un centinaio da «Profeta»: da Godego ce n’è stato uno che ha portato un asciugamano con il suo faccione stampato. A far sintesi, ecco infine Giulio, il fratello che fatica a portare avanti il lavoro nel ginepraio creatosi. Non lo dice, ma la speranza è che, dopo tutto questo caos, qualcosa si monetizzi. La ricetta per vincere è quella lì, sempre identica. «Mauro non ha mai voluto esser qualcosa di diverso di quello che è», dice. «Non si è mai costruito maschere. È uno di noi, è diretto nelle cose. E per questo piace. E perciò gli altri dentro la casa lo odiano». Semplice, no? Avanti così, dritti. Solo così, attorno, sarà delirio.

fonte: Corriere.it

martedì 16 febbraio 2010

La burocrazia...all'Italiana... 1ª Parte

Ho visto il nemico in faccia: fa paura
Maurizio Blondet
da una puntata di  «Report» sulla burocrazia «in cui si perde chi vuole costruire o ristrutturare secondo le regole».
Primo caso: uno studio di geometra nel bolognese. Un cliente vuole chiudere una porta interna al suo appartamento, in modo da ricavarne due. Non c’è nulla di più da fare salvo fare un muro là dov’è la porta; l’appartamento ha già due entrate indipendenti. Per fare una modifica interna come questa, lo studio del geometra deve consultare: il testo unico nazionale sull’edilizia, il testo unico «regionale» sull’edilizia; e inoltre il regolamento comunale del comune interessato. Tre tomi alti così.
Ora, una minima logica vorrebbe che, se esiste un testo legislativo nazionale, quello regionale è di troppo; oppure, magari, che basterebbe consultare il regolamento comunale, dato che dovrebbe in qualche modo aver «recepito» (come si dice in burocratese) i due testi delle istanze superiori.
Invece no: tutti e tre i testi normativi hanno la stessa voce in capitolo. Non ce n’è uno che faccia più autorità degli altri due, sicchè occorre obbedire a tutti e tre contemporaneamente.
Il fatto è che i tre testi, che s’incastrano ed intrecciano, si ignorano a vicenda e si contraddicono l’un l’altro. Tanto che spesso il geometra deve chiedere «chiarimenti» su come interpretare le norme. A chi? Al Comune (perchè no anche a Regione e Stato?). Con apposita supplica in carta da bollo, si deve chiedere un appuntamento al competente ufficio municipale per porre «un quesito».
Un quesito per volta. Il geometra può avere tre o più quesiti da porre, per essere sicuro di non infrangere le nostre draconiane normative plurime: in tal caso deve chiedere tre appuntamenti distinti. Per lo stesso appartamento, per la stessa modifica dello stesso appartamento.
«Sennò si formerebbero code negli uffici», si giustifica un tizio del comune. E naturalmente, ogni volta l’addetto comunale che si degna di farsi sottoporre il nuovo quesito non è lo stesso che ha ascoltato il quesito precedente: sicchè bisogna raccontare e spiegare tutto daccapo, e spesso il secondo addetto trova «irregolarità» in ciò che ha fatto il primo addetto, e si deve ricominciare da capo. Sempre, ad ogni passaggio, con carta bollata da 16 euro.
Mettiamo che le autorità comunali finiscano per accettare la «regolarità» dell’opera : ricordiamo, si tratta di chiudere una porta all’interno del mio e del vostro appartamento. Un vano di due metri per uno e mezzo da chiudere con un muretto.
Ma prima di mettere un mattone sull’altro, il proprietario deve presentare al Comune delle «certificazioni». Cioè, se ho ben capito, deve comprovare al Comune, con perizie e documenti, che la costruzione del muretto dentro la sua casa non comporti l’attuazione di altre «irregolarità», che sia tutto «a norma». Quante sono le certificazioni? Una trentina. Quasi tutte insensate.
Per esempio: per chiudere una porta interna con un muretto, il proprietario deve certificare l’impianto elettrico della casa, che quasi certamente era già a norma prima: dunque deve ricertificarlo di nuovo. Deve certificare che quel suo odioso muretto non minaccia lo «smaltimento degli aeriformi» nè è causa di «emissioni dannose», non riduce «l’approvvigionamento idrico» nè «lo smaltimento delle acque reflue».
Che un muretto a chiusura di una porta possa minacciare lo smaltimento regolare delle acque reflue è ovviamente escluso per natura; ma le pubbliche autorità approfittano che voi avete chiesto quella piccola modifica per ripassarvi al setaccio tutto l’appartamento, per ficcare il naso nei fatti vostri, onde vedere se possono in qualche modo punirvi e multarvi per qualche dimenticanza o «irregolarità». O almeno ostacolarvi in quella vostra arrogante pretesa di fare, in casa vostra, quel che vi pare.
Infatti, vi chiedono anche di certificare – cito a memoria – che chiudere quella porta non influisce sul «contenimento dei consumi energetici». Che non turba il «rispetto dei campi elettromagnetici». Dovete fornire, inoltre, la certificazione antisismica, anche se volete costruire il muretto in cartongesso. Soprattutto, dovete certificare che il vostro muretto (interno) è «in conformità con gli aspetti urbanistici».
Aspetti urbanistici, capite!? A parte che se siete italiano vivete sicuramente in un abitato dove gli «aspetti urbanistici» semplicemente non esistono, essendo da gran tempo violentati da immani palazzoni abusivi che hanno ottenuto «la deroga» o il condono... come far capire che la modifica di una parete interna non ha nulla a che fare con l’urbanistica, e ciò per definizione, essendo «interna»?
Ma lo capiscono, certo che lo capiscono: solo che lorsignori vi vogliono dimostrare chi è che comanda. In un’Italia dove è normale l’abusivismo, voi che fate l’errore di chiedere alle «autorità competenti» cosa dovete fare per essere «in regola», siete la loro vittima preferita. Avete poggiato volontariamente la testa sul loro ceppo.
M’immagino come vengano stilati i regolamenti comunali, in aggiunta alla legge nazionale e a quella regionale: è una giornata di festa negli uffici, persino gli assenteisti più incalliti tornano dalla finte ferie per malattia per partecipare al divertimento. Tutti s’ingegnano di inventare nuovi lacci e lacciuoli, fanno a gara per escogitare le più inaudite normative da imporvi: «Chiediamogli di dimostrarci che non viola le leggi antisismiche», grida uno. «E becchiamolo sulle acque reflue!», si spancia un altro. «L’urbanistica!», evoca un terzo. «I campi elettromagnetici! Prendiamolo in castagna coi campi elettromagnetici!», strilla gaudente un altro. «Ma è legale...?», chiede un quarto, dubbioso sull’esistenza dei campi elettromagnetici in un appartamento; segue una frenetica consultazione di piani nazionali e regionali: «Sì, si può!», strillano tutti, e giù risate.
Anzi: vi aggiungono l’obbligo di accertare che i muratori che vi tirano su il muretto ricevono i
contributi previdenziali. E vi impongono pure di presentare un «piano di sicurezza» anti-infortuni...
Perche questo è il punto. Loro possono escogitare tutti gli «adempimenti obbligatori» che vogliono, anche trenta o quaranta per un muretto, perchè – tanto – il loro lavoro non aumenta. Siete voi che dovete certificare, non loro. Siete voi che dovete sapere se l’azienda costruttrice paga i contributi ai suoi operai, non la pubblica autorità. Siete voi che vi dovete occupare degli infortuni potenziali del muratore, non lorsignori.
Il «servizio pubblico» esiste per questo: per mettere voi al suo servizio, per evitare a loro la minima fatica. E per dimostrare il suo potere su di voi.
«Report» ha intervistato un tecnico comunale di Grunwald, sobborgo di Monaco. Domanda: che permessi ci vogliono, in Germania, per chiudere una porta? Il tecnico cade dalle nuvole: «Non c’è bisogno di nessuna autorizzazione per un muro interno». Anche se col muretto un cittadino trasforma il suo appartamento in due appartamenti? «Non ci interessa se da un appartamento ne ricava due. Quel che ci interessa è che ci sia il posto auto per il secondo».
Ah, il posto auto: ecco cosa interessa ai Comuni tedeschi. Ai nostri, interessano i campi elettromagnetici.
Domanda insistente: «Ma nel caso che uno voglia farsi un secondo bagno...?». Il tedesco: «Quanti muri o bagni ci sono in un interno, non è cosa che riguarda il Comune. Riguarda la sfera privata».
La sfera privata, ragazzi: in Europa, la burocrazia rispetta una «sfera privata». Risulta che in Germania, il Comune si occupa solo dei «muri esterni, del tetto e dell’altezza dell’edificio», quel che riguarda la sfera pubblica, i famosi «aspetti urbanistici». Le regole sono poche e chiare: non c’è un piano nazionale, uno regionale, e un regolamento comunale di mille pagine ciascuno. Ci sono tre foglietti con 15 punti, che il cittadino costruttore deve rispettare: essenzialmente altezze, aspetto dei muri esterni e del tetto, punto e basta. Definiti dal piano regolatore comunale.
«Se si attiene a questi dati senza variazioni, per costruire gli basta dare una comunicazione di inizio lavori» (1). Non ha bisogno di alcuna licenza nè permesso. Anzi: ricevuta la comunicazione di inizio lavori, «ci pensa il Comune ad informare le autorità di controllo, il catasto, ed altri enti in caso di edifici vincolati».
A Grunwald, il Comune avvisa il catasto! Non il cittadino, ma il Comune! Il municipio e il catasto – due uffici pubblici – comunicano tra loro! C’è gente che esce dall’ufficio non per fare shopping, ma per «controllare» che l’edificio sia in regola! Non si fa mandare faldoni di certificazioni sulla scrivania, con tanto di bollo. Insomma, i dipendenti pubblici... lavorano, in quanto stipendiati per lavorare al posto del cittadino! Non ci si può credere.
E chi ha visto Monaco di Baviera, ha visto che città è, quanti edifici abusivi esistono. In Italia, per alzare quel muretto da meno di 1.000 euro, uno già ne deve spendere oltre 5 mila in «certificazioni», licenze e carte bollate; a Monaco, niente è dovuto al Comune. E si apprende che a Bologna, la civile Bologna, se uno si vuol mettere in giardino un casotto per gli attrezzi, di quelli che si possono comprare già fatti negli ipermercati per 1.500 euro, deve chiedere «la licenza edilizia». Non vi dico Afragola, dove vige – come afferma un competente comunale – «la cultura dell’abusivismo».

lunedì 15 febbraio 2010

Ancora una frana nel Messinese

La massa di terreno che va scendendo a valle ha trascinato via alcuni pali della luce, gli abitanti si stanno trasferendo da amici e parenti in altri paesi vicini.
SAN FRATELLO (MESSINA) - San Fratello è ormai un paese fantasma: anche gli abitanti che non sono stati fatti allontanare dalle loro case hanno deciso di lasciare il centro che sorge su una collina che sta franando e sono diretti nei comuni vicini da familiari o amici. Il fronte della frana preoccupa la Protezione civile dopo le 48 di piogge continue. Decine di case si vanno riempiendo di crepe e una larga spaccatura è comparsa anche nella chiesa di san Nicolò. I fedeli hanno portato in piazza la statua del santo e il crocifisso per evitare che vengano distrutti da eventuali crolli e in segno di devozione. In Comune c'è un vertice della Protezione civile. Il rappresentante provinciale Bruno Manfrè ha detto che «la frana è in pieno movimento». La massa di terreno che va scendendo a valle ha trascinato via alcuni pali della luce. Zone del centro sono rimaste al buio.

1500 SGOMBRATI - Il piano degli sgomberi è partito fin dalla mattina di domenica, quando i tecnici del Comune hanno capito che la situazione era grave. Oltre 1500 persone hanno dovuto lasciare la propria abitazione anche per l'ordinanza del sindaco Salvatore Sidoti Pinto che dice: «La situazione è drammatica». «Stiamo vedendo il paese sparire - aggiunge il sindaco - la frana ha coinvolto tutto il versante nord-est di San Fratello, coinvolgendo la parte relativamente più nuova, comprese le scuole elementari e medie. Stiamo qui che guardiamo quello che accade senza potere intervenire per fare qualcosa». Anche chi non ha avuto l'ordine di lasciare la propria abitazione, ha preferito fare i bagagli e rifugiarsi da amici e parenti nei centri vicini. Il ricordo della disastrosa frana che ad ottobre si è abbattuta su Messina facendo 37 morti è ancora vivo. La collina viene giù poco a poco a valle e alle abitazioni viene a mancare il sostengo del terreno. Il fronte della frana è raddoppiato in poche ore raggiungendo i due chilometri. «La situazione è molto allarmante», spiega il responsabile della Protezione Civile provinciale Bruno Manfrè che coordina le operazioni di soccorso. In Municipio è stato organizzato un centro di pronto intervento. Il sindaco ha chiamato a raccolta le associazioni di volontariato e fatto arrivare in paese diverse ambulanze. I sindaci dei comuni dei Nebrodi in un telegramma inviato, tra gli altri, alla presidenze del Consiglio dei ministri e della Regione Siciliana, scrivono che «l'emergenza idrogeologica nel territorio dei Nebrodi in Provincia di Messina continua ad aggravarsi» e «l'incolumità dei cittadini è gravemente minacciata».

mercoledì 10 febbraio 2010

Foibe. AU: Collettivi sinistra oltraggiano memoria martiri

10 febbraio 2010

"Mentre in tutta Italia si stanno svolgendo celebrazioni solenni per il Giorno del Ricordo, i collettivi universitari di estrema sinistra hanno preferito arrecare l'ennesimo oltraggio alla memoria degli italiani infoibati e degli esuli giuliano-dalmati tentando, al grido 'Fascisti carogne, tornate nelle fogne' e 'Viva le Foibe', di strappare via il fiocco tricolore che Azione Universitaria Roma ha calato stamattina dal tetto del Rettorato dell'Universita' La Sapienza per commemorare il 10 febbraio". Lo dicono, in una nota, il presidente provinciale di Azione Universitaria Roma, Matteo Petrella, il presidente di Azione Universitaria Sapienza, Cristian Alicata, e i dirigenti provinciali, Alessandra Pontecorvo e Liano Magro. "In un giorno in cui solo il silenzio dovrebbe regnare- continuano i responsabili di Azione Universitaria- la sinistra antagonista preferisce compiere un atto deprecabile ed ingiustificabile, che non solo stride con il clima di pacificazione nazionale faticosamente raggiunto intorno alla vicenda delle foibe negli ultimi anni, ma addirittura viola una legge nazionale, tentando di sostituire alla dialettica democratica lo scontro e la violenza politica". "Un gesto che- concludono- assume particolare gravita' ad un solo giorno dalle commemorazioni ufficiali di Paolo Di Nella, colpito brutalmente a soli vent'anni e scomparso dopo sei giorni di agonia".