L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito: soltanto qui è la chiave di tutto. (Goethe)

martedì 6 gennaio 2009

Perché la guerra di Gaza è una tragedia domestica

di Lucio Caracciolo
(da Limes)
La questione demografica. L'assenza di un campo palestinese unitario. La Palestina non è più una priorità. Per Israele è una questione interna. Le mini-galassie palestinesi. Tutti troppo deboli per accettare un compromesso.
(articolo pubblicato su La Repubblica il 5/1/09)

Ci sono problemi che si possono risolvere e problemi insolubili. Da tempo gli apparati di sicurezza israeliani, più influenti dei governi anche perché più stabili, hanno deciso che la questione palestinese appartiene alla seconda categoria. Non ha soluzione. Quindi a rigore non è un problema. È una crisi permanente da gestire perché non diventi troppo acuta. Talvolta con terapie d´urto, come oggi a Gaza.

Per capire la guerra in corso, conviene inquadrarla sullo sfondo dell´opzione strategica perseguita da Israele a partire dal fallimento del vertice di Camp David e dei colloqui di Taba sullo "status finale", nel 2000-2001. Da allora, l´establishment di sicurezza israeliano, appoggiato dalla Casa Bianca, ha affrontato il problema/non problema palestinese a partire da tre postulati.

Primo: nel giro di pochi anni fra Mediterraneo e Giordano gli arabi saranno maggioranza. Ciò minaccia il carattere ebraico dello Stato di Israele, che non è negoziabile. Dunque o creiamo uno staterello palestinese a fianco del nostro, incapace di minacciarci, oppure dobbiamo tenere i palestinesi sotto controllo con la forza. E possibilmente divisi. La prima ipotesi resta il mantra della diplomazia ufficiale, la seconda corrisponde alle iniziative sul terreno, dall´espansione degli insediamenti alla caccia al terrorista nelle strade di Gaza City.

Di fatto, come oltre quattro anni fa spiegava il braccio destro di Sharon, Dov Weisglass, «l´intero pacchetto chiamato Stato palestinese, con tutte le sue implicazioni, è stato rimosso dall´agenda a tempo indeterminato». Olmert non ha deviato dall´approccio del suo predecessore. La conferenza di Annapolis è stata una mascherata, cui ha partecipato più o meno consapevolmente lo stesso Abu Mazen, simbolo dell´impotenza palestinese.

Secondo: non esiste un campo palestinese unitario, né Israele ha interesse a che si formi, nella prospettiva demografica sopra evocata. Coerentemente, negli ultimi anni i governi israeliani hanno prima trattato Arafat come un leader inaffidabile, poi concesso una patente di affidabilità al suo pallido successore, sapendo che comunque Abu Mazen non dispone dell´autorità sufficiente a riunire i palestinesi. Quanto a Hamas, è solo una banda di terroristi che vogliono distruggere Israele. Risultato: anche se volesse promuovere uno Stato palestinese, lo Stato ebraico non potrebbe. Perché la fazione palestinese disponibile a battezzarne uno purchessia è troppo debole per controllarlo, mentre l´altra vorrebbe un solo Stato, ma arabo e non ebraico.

Terzo: in ogni caso i palestinesi non sono una priorità. Per il resto del mondo (arabi e islamici compresi), ma soprattutto per Israele. Non è certo Hamas che può distruggere lo Stato ebraico. La minaccia strategica è l´Iran. Non solo in quanto deciso a dotarsi di un arsenale atomico capace di rivaleggiare con quello (mai dichiarato) di Gerusalemme, ma anche in quanto potenza nemica capace di utilizzare i terroristi arabi e islamici per tenere Israele sotto schiaffo. Hizbullah, ma anche Hamas. Sicché oggi la battaglia di Gaza è sotto questo profilo uno scontro indiretto fra Gerusalemme e Teheran.

Si può respingere in tutto o in parte tale analisi. Ma possiede una sua logica. I palestinesi non hanno saputo opporvi una visione coerente e unitaria. Giacché ormai le loro organizzazioni principali, Hamas inclusa, sono delle mini-galassie in cui interessi particolari (spesso criminali), piccoli clan e bande di disperati si contendono le scarse risorse disponibili. Strette nella morsa israeliana. Mentre attori esterni, arabi (sauditi in testa) e islamici (vedi Teheran) usano i palestinesi per fini propri, spesso contrastanti.

La deriva dal nazionalismo all´islamismo che segna l´ultima fase di Arafat e l´ascesa di Hamas esprime la crisi dell´identità palestinese così come era stata reinventata dall´Olp a partire dagli anni Sessanta. E rafforza a Gerusalemme coloro che considerano vano inventare una nazione che non c´è. Figuriamoci affidarle uno Stato. Nessuno sembra in grado di riunificare le fazioni e i territori palestinesi. Né pare che la progressione dei coloni ebraici in Cisgiordania - che ruota sull´asse Gerusalemme-Ma´ale Adumim, destinato a bisecare i "bantustan" residui - possa essere arrestata.

Vista da Israele la guerra di Gaza non è dunque una crisi internazionale ma una partita domestica. Nel breve, per l´ovvio tentativo di Kadima e dei laburisti di sottrarre voti alla destra di Netanyahu alle elezioni del 10 febbraio. In prospettiva, per riaffermare che la questione palestinese appartiene alla sfera della sicurezza interna e basta. In questo senso Piombo Fuso è più un´operazione di polizia con mezzi militari che una vera e propria guerra.

Non a caso gli israeliani osservano con preoccupazione le
reazioni dei "loro" palestinesi, ossia degli arabi che abitano nello spazio dello Stato ebraico, pur non essendovi davvero integrati. I quali peraltro restano allo stesso tempo refrattari a soggiacere a un´autorità palestinese, viste le performance di Fatah a Ramallah e di Hamas a Gaza. Per Gerusalemme, la saldatura fra le proteste nelle sacche arabe di Israele e quelle nei Territori va evitata ad ogni costo.

Anche fra i palestinesi la battaglia di Gaza ha connotati interni. Hamas provoca gli israeliani non perché pensi di batterli, ma per consolidare la sua fama di unica struttura combattente della resistenza palestinese, inconciliabile con il "Quisling" Abu Mazen. Il quale tifa nemmeno troppo segretamente per Israele, dato che da solo non potrebbe mai sbarazzarsi di Hamas (ma è piuttosto ottimistico pensare che ci riesca Olmert). Solo una prolungata guerra di logoramento a Gaza può riavvicinare, almeno provvisoriamente, le fazioni palestinesi in lotta. In nome dell´odio per gli israeliani.

La tragedia è che nessuna delle parti in causa, nemmeno la più potente (Israele), può raggiungere i suoi obiettivi strategici. E nessuna è abbastanza forte e sicura di sé per accettare un compromesso con le altre. La guerra continua. E non finirà con la fine di Piombo Fuso.

venerdì 26 dicembre 2008

Auguri di buone feste

In attesa di un nuovo anno e di nuove sfide
auguro a tutti buone feste
con affetto Cristian Alicata

sabato 15 novembre 2008

Elezioni della Sapienza 25 e 26 Novembre

  • Più case dello studente recuperando edifici dismessi.
  • Rimodulazione delle fasce di reddito.
  • Borse di studio proporzionali alle fasce di reddito.
  • Libro elettronico per abbattere i costi dell’istruzione, rispettando il diritto d'autore. Primi passi verso il Fair Use.
  • Riconoscimento con certificazione delle competenze linguistiche conseguite presso i corsi di Lingua delle Facoltà.
  • Decentralizzazione della segreteria studenti per le sedi periferiche.
  • Abbonamento Atac ridotto per tutti gli studenti universitari.
  • Ottimizzare l'utilizzo del Bus “Minerva si Muove” attraverso gli itinerari degli studenti e potenziare il collegamento alle strutture sportive universitarie convenzionate.
  • Biblioteche aperte per un tempo maggiore, anche per i corsi per studenti lavoratori.
  • Emeroteca digitale per la consultazione di quotidiani e di riviste specializzate per tutti gli studenti.
  • Istituzione della “Giornata europea della scienza”.
  • Segreteria interattiva con lo studente attraverso sistemi informatici: potenziamento del servizio Infostud.
  • Attivazione reale della Tessera elettronica universitaria.
  • Istituzione della Festa dell’ Università come momento di socializzazione e di svago per gli studenti di tutte le Facoltà e gli altri Atenei.
  • Tornei di calcetto, pallavolo, basket interfacoltà.
  • Introduzione della raccolta differenziata in ogni Facoltà.
  • Eliminazione del bollo per le certificazioni di segreteria riguardanti la situazione dello studente.

mercoledì 12 novembre 2008

Elezioni della Sapienza RIINVIATE

AVVISO :
Le elezioni universitarie della Sapienza sono state rinviate al 25 e 26 Novembre
per permettere a tutti gli studenti di poter partecipare al voto
per gli organi centrali dell'università

ci restano altre 2 settimane di lotta per liberare la Sapienza...
continuate a darci il vostro sostegno...
per tutte le info chiamateci al num. 06 44412 11
o sul sito
www.azioneuniversitariaroma.org
www.ausapienza.org
oppure su facebook nel gruppo Tutti pazzi...per Alicata

e ricordarti.. vota e fai votare

AZIONE UNIVERSITARIA per la Libertàal C.d.A.
scheda arancione
ALICATA

al senato
scheda gialla
CUDA

all'Adisu
scheda avorio
IACONA

al C.U.S.
scheda verde
MARSILI

sabato 8 novembre 2008

Elezioni della Sapienza 12 e 13 Novembre

VOTA
AZIONE UNIVERSITARIA
per la Libertà

IL 12 E 13 NOVEMBRE ELEZIONI ALLA SAPIENZA

IL 12 SI VOTA DALLE 8.30 ALLE 19.00
IL 13 SI VOTA DALLE 8.30 ALLE 14.00

I SEGGI SONO UBICATI NELLE PROPRIE FACOLTA' PER ULTERIORE INFO SULLA DISPOSIZIONE GUARDA IL SITO WWW.UNIROMA1.IT

PER VOTARE è NECESSARIO UN DOCUMENTO DI IDENTITA'

PER VOTARE CORRETTAMENTE DEVI:

BARRARE IL SIMBOLO AZIONE UNIVERSITARIA PER LA LIBERTA'
E SCRIVERE IL NOME DEL CANDIDATO

PUOI ESPRIMERE UNA SOLA PREFERENZA AD ORGANO.

Scheda Arancione
Consiglio d'Amministrazione
scrivi: ALICATA


Scheda Gialla Senato Accademico scrivi: CUDA

Scheda Verde Cus scrivi: MARSILI

Scheda Avorio Adisu Territoriale scrivi: IACONA

lunedì 27 ottobre 2008

«Studenti in piazza? È colpa dei professori»

Il mondo della scuola è in fibrillazione. Anche ieri manifestazioni si sono svolte un po' in tutta Italia (a Roma un corteo ha percorso le strade del quartiere Centocelle), ma c'è una protesta che non finisce sulle pagine dei giornali.Che non vale un servizio nel Tg della sera. La raccontano a Il Tempo i ragazzi di Azione Univeritaria e Azione Studentesca. Le organizzazioni giovanili di Alleanza Nazionale.Anche loro, infatti, stanno protestando. E non da oggi. «Da anni - spiega Matteo Petrella dirigente nazionale di Azione Universitaria - ci battiamo contro gli sprechi dell'Università, che sono tantissimi. Contro le caste e le baronie. Ma siamo sempre stati da soli». Il perché è presto detto: difficile schierarsi contro i professori con cui, dopo, bisogna fare esami e tesi.
Se poi si è ragazzi di destra, «fascisti», la cosa è ancora più difficile. «Faccio Scienze Politiche alla Sapienza - racconta Cristian Alicata dirigente provinciale di Au e in corsa per un posto in Consiglio di amministrazione alle elezioni del 12 e 13 novembre - ma non posso partecipare alle assemblee degli studenti. Inoltre, subisco continuamente provocazioni».
Insomma, la vita non è facile. Ciò nonostante da una settimana anche loro stanno cercando di farsi sentire. Soprattutto stanno cercando di informare i loro colleghi su pregi e difetti di quella legge 133 che, spiegano, «non è una riforma dell'università». «Si tratta di una legge Finanziaria - dice Petrella - che contiene cose condividisibili come l'ingresso delle Fondazioni nelle università. Un ingresso che potrebbe portare risorse aggiuntive senza toccare la natura pubblica degli atenei. Ma non è la riforma organica di cui l'università avrebbe bisogno. Perché non parliamo ad esempio del sistema di reclutamento degli insegnati?»
E poi ci sono i tagli. «Con Mussi - rilancia Alicata - scendemmo in piazza perché si tagliava orizzontalmente il Fondo di finanziamento ordinario. Stavolta, invece, i tagli riguardano i professori. Toccano la casta. Certo, ci piacerebbe avere la certezza che le risorse liberate vengano destinate agli studenti».
Si torna così al punto dolente: i professori. Secondo i ragazzi di Au sono loro i veri «registi» della protesta. «Se un professore ti dice vieni a fare lezione in piazza che fai? Non ci vai?» domandano retoricamente. «Sono loro che permettono il blocco della didattica e le occupazioni. Vogliono difendere lo status quo e gli studenti gli stanno dando una mano. Senza contare che, come accadde nel 2005, i collettivi di sinistra si affidano a questa mobilitazione per cercare di raccattare voti in vista delle elezioni. È la loro unica forza».
Anche nei licei la musica non cambia. «Se un dirigente scolastico vuole proibire un'occupazione può farlo - racconta Andrea Moi studente del III Istituto d'Arte e presidente della consulta degli studenti di Roma -. Al Newton, ad esempio, il professor Mario Rusconi, presidente dell'Associazione presidi di Roma, ha proibito l'occupazione. E si fa lezione regolarmente».
Insomma, per i ragazzi di Au, molto di quello che sta succedendo è frutto delle strumentalizzazioni dei docenti. Per questo, anche se sanno di non avere la stessa forza, la prossima settimana organizzeranno manifestrazioni goliardiche negli atenei e martedì incontreranno al teatro Capranica i capigruppo del Pdl di Camera e Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri (con gli altri movimenti giovanili di centrodestra ndr). Inoltre stanno pensando ad una grande assemblea pubblica in Sapienza, magari con il ministro Mariastella Gelmini. «Vorremmo invitarla - dicono - ma non crediamo verrà».

Nicola Imberti
da IlTempo.it

domenica 19 ottobre 2008

NO AL BLOCCO DELLA DIDATTICA

Siamo stufi di bugie!
In questi giorni nelle università si protesta per i cosidetti “drammatici tagli” al FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) che il governo avrebbe operato.
Questo non è vero!
Infatti la finanziaria del 2006 (In pieno governo Prodi) prevedeva un FFO di 6.820.698 MILIONI di EURO, mentre quella di quest’anno lo ha alzato a 6.893.577 MILIONI di EURO, sicuramente non è abbastanza, ma non possiamo parlare di tagli.

E’ ora di eliminare gli sprechi, basta a spese pazze, come i 223.200 EURO per il logo de “La Sapienza”, basta mantenere in vita corsi di laurea con 5 iscritti.

Ora basta!
Tagliamo dove bisogna tagliare,
facciamo nuovamente respirare questa università.

La legge 133 specifica che le Università POSSONO deliberare di diventare fondazioni, non hanno nessun obbligo di diventarlo.
Per la prima volta verranno introdotte penalità per gli atenei che hanno tasse studentesche troppo alte.
Finalmente si potrà avere una più stretta collaborazione tra Università e mondo produttivo, attraverso delle collaborazioni, permettendo agli studenti di avere la possibilità di maggiori sbocchi lavorativi.

il 12 e 13 Novembre alle elezioni universitarie della Sapienza
vota AZIONE UNIVERSITARIA per la LIBERTA'
e scrivi:
al Consiglio di Ammistrazione
ALICATA
al senato
CUDA
al C.U.S.
MARSILI
al LazioAdisu
IACONA
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