L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito: soltanto qui è la chiave di tutto. (Goethe)
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venerdì 14 giugno 2013

Il deficit della vasca da bagno Italia non preoccupa più Bruxelles

fonte: temi.repubblica.it/limes

di Giorgio Arfaras
[Carta di Laura Canali]

Lo stock di debito pubblico del nostro paese ha raggiunto "il bordo", ma dal rubinetto di Roma sgorga meno deficit che da quelli di Parigi o Madrid. La Commissione Europea ne ha tenuto conto.


Per capire l'oggetto del contendere legato alla fine delle possibili sanzioni europee contro l'Italia a causa del suo bilancio pubblico mal messo (ossia quel che è chiamata “la fine del castigo europeo” - con la conseguenza che “possiamo finalmente usare il bilancio pubblico per rilanciare la crescita”), usiamo la metafora della vasca da bagno.
Immaginiamo il debito pubblico come l'acqua in una vasca da bagno (lo stock) e il deficit come l'acqua che esce dal rubinetto (il flusso). Il primo aspetto è il debito pubblico che può essere di piccole o grandi dimensioni: ossia, la vasca da bagno ha poca acqua oppure molta. Il secondo aspetto è la sua crescita, che può essere alta o bassa: ossia, il rubinetto può essere molto o poco aperto.
Il debito italiano è grosso - la vasca da bagno è molto piena ormai da anni - ma il rubinetto della crisi da noi ha una portata modesta. Se giudichiamo i debiti pubblici staticamente - cioè guardiamo solo la vasca da bagno - allora l’Italia è messa male. Se, invece, li giudichiamo dinamicamente - cioè guardiamo anche la velocità di crescita dell’acqua, alias il rubinetto - l’Italia è messa meglio di altri paesi come la Francia e la Spagna
Più precisamente: la vasca si riempie o si svuota a seconda di come vanno le cose fra il rubinetto e lo scolo. Il bilancio pubblico, in prima battuta, è il saldo fra uscite non finanziarie ed entrate tributarie (il saldo primario) e, in seconda battuta, è la differenza che si ha fra il saldo primario e il pagamento degli interessi sul debito. Se il saldo primario è positivo - se le uscite sono inferiori alle entrate - ecco che si apre lo scolo e il debito si riduce. Avanza però il pagamento degli interessi - il rubinetto. Se questo è eguale al surplus primario il rubinetto riempie la vasca tanto quanto lo scolo la svuota, e il debito resta eguale. Se il pagamento degli interessi è maggiore del surplus primario il rubinetto riempie la vasca più di quanto lo scolo la svuoti, e il debito cresce.
L'Italia ha un surplus primario (lo scolo aperto) più o meno sostanzioso fin dagli inizi degli anni Novanta; oggi è inferiore agli 80 miliardi di euro. Gli interessi sul gran debito (il rubinetto aperto) si sono dimezzati dalla fine degli anni Novanta, da quando si è entrati nell'euro prima come aspettativa e poi effettivamente. Ma restano cospicui: oggi sono più di 80 miliardi euro. Abbiamo quindi un rubinetto che versa più acqua nella vasca di quanto lo scolo ne porti via. Non molta di più, però: infatti il nostro deficit è inferiore al 3% del pil, uno dei famigerati parametri di Maastricht.

L'obiettivo dell'Eurozona è quello di ridurre in 2 decenni l'acqua della vasca (lo stock del debito) fino al 60% del pil, un altro famigerato parametro di Maastricht. Questo avviene se le spese dello Stato sono ridotte, mentre le entrate aumentano - grazie a una maggior crescita dell'economia a parità di aliquote, oppure con aliquote ridotte. Ossia, il debito si riduce in rapporto al pil con uno scolo che svuota la vasca in misura maggiore rispetto al passato, mentre il rubinetto versa poca acqua perché il costo del debito è sotto controllo.
Facendo dei conti - i numeri si trovano qui - il nostro scolo è abbastanza aperto e si aprirebbe di più se solo crescessimo anche di poco; il costo del debito resta sotto controllo, come accade da qualche tempo, anche grazie agli interventi della Banca Centrale Europea. Perciò l'acqua che esce dal rubinetto è poca e nel tempo la vasca, grazie allo scolo molto aperto, si svuota: non completamente, ma fino al 60% del pil.
A Bruxelles non hanno obiezioni se il risucchio dello scolo viene ridotto seppur di poco per qualche tempo, perché la dinamica del debito italiano è sostanzialmente sotto controllo, a differenza di quella di altri paesi.

lunedì 15 ottobre 2012

Gocce di Sicilia - La Sicilia sulla tua tavola...ovunque tu sia

Da oggi su questo blog diamo spazio ad una lodevole iniziativa e presentiamo GOCCE DI SICILIA

Gocce di Sicilia è il posto giusto per chi ama la Sicilia e la buona tavola, per chi non ama mangiare male, per chi ama i sapori autentici e i profumi della natura, per chi nel cibo vuole trovare un'esperienza e non la semplice alimentazione. La qualità è il nostro chiodo fisso, abbiamo fatto di tutto per scovarla in ogni angolo di Sicilia e adesso la portiamo a casa vostra, sempre al giusto prezzo.


martedì 20 marzo 2012

Anche il kapò Schulz ammette la truffa dell’euro

da il Il Rapporto Aureo 
~ la giusta proporzione tra la misura del valore e il valore della misura
di Francesco Filini
Ebbene sì, anche l’alto rappresentante dell’eurocrazia Martin Schulz ha ammesso pubblicamente che le modalità con cui viene emessa la moneta europea da parte della BCE rappresenta la più grande truffa degli ultimi secoli.
E’ accaduto lo scorso 24 Febbraio durante l’incontro organizzato dal Forum Nazionale Giovani con il Presidente del Parlamento Europeo: un momento di confronto sui temi più svariati tra la nuova generazione italiana e l’alto rappresentate UE. Numerose le domande rivolte all’esponente della socialdemocrazia tedesca, tutte incentrate sul futuro dei giovani. Sono state evidenziate problematiche urgenti come le enormi difficoltà per l’accesso al credito, la disoccupazione giovanile e la scarsa attenzione rivolta dalla vecchia generazione nei confronti della nuova. Ma a movimentare la giornata ci ha pensato un giovane palermitano, Cristian Alicata, esponente romano di Azione Universitaria che ha chiesto al “Kapò” Schulz se non fosse da considerare la truffa più grande degli ultimi secoli il fatto che la BCE emetta denaro dal nulla prestandolo alle banche

commerciali all’1% e che queste poi possano o meno acquistare i titoli del debito degli stati europei a tassi che oscillano tra il 4 e il 7%. Incredibilmente, Schulz ha pubblicamente affermato di essere d’accordo con il giovane Alicata. Il Presidente del Parlamento Europeo ha inoltre sottolineato come la BCE sia la copia della Bundesbank, la Banca Centrale Tedesca nata alla fine della seconda guerra mondiale sulle ceneri della nazionalizzata Deutsche ReichsbankSecondo Schulz, la banca che coniava il Marco ha imposto le regole dell’euro a tutti gli stati dell’eurozona e l’indipendenza della BCE è garantita dalla Germania stessa che non consentirebbe un cambio delle regole; anche se, sempre secondo Schulz, il fatto che la Banca Centrale Europea non possa intervenire direttamente sulla politica monetaria degli stati (come accade in ogni parte del mondo, ad es. negli USA la FED emette il dollaro direttamente al tesoro, così come fa la Bank of England con la sterlina) è un controsenso.

giovedì 15 dicembre 2011

Benvenuti nello Stato Sovietico dei Banchieri


Monti il Totalitario pro-Banchieri (Un Comunista per i Mercati. Un Socializzatore per il Bene della Speculazione)


di Maurizio Blondet

Che dire, caro lettore? Sul Corriere appare una intervista ad un esultante Attilio Befera, il capo di Equitalia, che tripudia: «Segreto bancario finito, ora abbiamo più poteri. Così scopriremo gli evasori». Potremmo consolarci pensando che il Fisco finirà per annegarsi da sè in miliardi di dati – la maggior parte del tutto inutili – tali da paralizzarsi da solo. Per dirla con Raffaello Lupi, docente di Diritto tributario non privo di humor, quando le tracce sono milioni, nemmeno il miglior ricercatore di orme Sioux ci si raccapezza.

Ma proprio questo ci dice che la mitica «caccia all’evasore» non è lo scopo dell’abolizione del segreto bancario, nè il motivo dell’esultanza di Befera. Il tripudio, vicino al delirio d’onnipotenza, è dovuto al coronamento del sogno di ogni alta burocrazia – specie italiana: esercitare il controllo totale su tutti i privati, ficcare il naso negli affari minimi di ciascun contribuente, a scopi polizieschi o semplicemente per godere del potere indebito di farsi i fatti altrui. L’alta burocrazia guarda ai cittadini (che la pagano) come nemici (perchè non la pagano abbastanza) e comunque come sospetti da tenere sotto sorveglianza e da smascherare. O almeno, da tenere sotto schiaffo con il continuo timore di essere colti in fallo dall’occhio onnipotente del Pubblico Potere.

È lo stesso motivo per cui la magistratura d’accusa compie intercettazioni telefoniche a tappeto, senza limiti, indiscriminati ed arbitrarie, e non tollera limitazioni su questa pratica di violazione della libertà personale. Ho già detto più volte il perchè: per la burocrazia pubblica, tributaria, giudiziaria o comunque castale, i cittadini privati sono sospetti in via di principio, in quanto esercitano atti di volontà privati; ossia esercitano, per dirla in breve, la libertà. La «cultura» burocratica pubblica ammette come lecite solo le azioni dei cittadini e contribuenti quando coincidano con la Volontà Generale. Se costoro esercitano atti secondo la loro volontà particolare e personale, essi delinquono(1). O sono sospettati di delinquere.

giovedì 1 dicembre 2011

"NOI CREDIAMO", Un libro di Giorgia Meloni.

"Noi crediamo. Crediamo nei giovani, nella politica, nella giustizia, nell'eguaglianza, nel merito. Crediamo nella nostra Nazione, una Nazione nata centocinquant'anni fa dal sacrificio di un gruppo di ragazzi, molti dei quali poco più che ventenni. Una banda di idealisti, sognatori e poeti, capaci di abbandonare tutto e prendere le armi per inseguire l'utopia dell'unità nazionale." 

In un momento di crisi - della politica, dell'economia, degli ideali - serve ricordare da dove veniamo, il nostro patrimonio di valori e cultura, la nostra identità. Perché, mai come ora, è pericoloso cedere alla tentazione del disimpegno, dell'apatia e del qualunquismo mascherati da lotta alla "Casta", da antipolitica. È vero, quella di oggi è una società bloccata. Bloccata da rendite di posizione, dalla mancanza di mobilità sociale, da vecchi schemi che non corrispondono più alla realtà, che invece è profondamente mutata. E sono i giovani a pagare il prezzo più alto, costretti a vivere un presente di precarietà e a immaginare un futuro ancora più incerto. 

Per loro c'è bisogno di aggredire dalle fondamenta la società dei privilegi consolidati e costruire sulle sue macerie l'Italia del merito capace di far emergere e premiare l'energia visionaria, la tenacia, il talento. Giorgia Meloni, il più giovane ministro nella storia della Repubblica, ha raccolto le storie di ragazzi e ragazze che vivono con coraggio, determinazione, passione. 

Alcuni sono famosi, come Federica Pellegrini o Mirco Bergamasco, altri no, ma non sono meno importanti, perché tutti protagonisti di storie esemplari e avvincenti, che meglio di molti discorsi illustrano i princìpi - dalla lotta alla mafia alla difesa della vita - per cui l'autrice si batte da anni e che ne hanno ispirato l'intera attività politica. Sono storie che nascono da un incontro, da una sintonia di valori, dalla certezza che le vite di questi giovani servono ad altri. E che servono all'Italia per essere un Paese migliore.

martedì 18 ottobre 2011

Fate parlare gli indignati e capirete la vera ragione per cui sono precari


di Pietrangelo Buttafuoco

 Troppo comodo trasformare in fascisti i “compagni che sbagliano”, gli incappucciati che si prendono i cortei per fare la festa agli indignados. Troppo facile, poi, risolverla con lo sfascismo.


 In questa vicenda di borghesi stradaioli non c’entra nulla, infatti, il santo manganello. Non c’è il Novecento, non c’è la “Rissa in Galleria” e neanche “Città che sale”. Tutt’al più c’è quell’Ecce Homo di Marco Pannella scaracchiato da una manica di benpensanti giacobini.In attesa che ci scappi il morto è bene che si sappia che in queste stupide lagne giovanilistiche – cui può benissimo fare il paio la dichiarazione di Mario Draghi, ben lieto di scivolare dentro la demagogia – non c’è una sola scazzottatura, non un solo frammento dell’Avanguardia storica e sempre restando in attesa che ci scappi il morto si può stare sicuri di un fatto: neppure la ribellione delle masse può cominciare da piazza San Giovanni perché se solo ci fosse stata una goccia di olio di ricino si sarebbero sentite le note di “Rusticanella”, la marcia della marcia su Roma.Troppo comodo, poi, pensare che possano fare epoca. Sarà globale, infatti, la mobilitazione – ci sarà tutta una canea a muoversi – ma tutti questi indignados sono così a corto di concetti, di parole e di raziocinio che è proprio un’esagerazione andargli addosso con gli idranti della forza pubblica. E’ sufficiente farli parlare. Di tutti questi indignados, infatti, quelli interpellati a caldo, dopo gli incidenti di sabato – ma anche a freddo, a bocce ferme – non ce n’è uno che sappia fare la “O” col bicchiere. Il povero David Parenzo, in collegamento dalla piazza ancora rovente per “In Onda” su La7, dai leader raccolti intorno al suo microfono non riusciva a cavargli un costrutto che fosse uno, due parole messe in croce, tre neuroni in grado di sostenere una spiegazione del loro essere indignati. Stessa fatica per Bianca Berlinguer, sempre in collegamento con i giovani indignati al Tg3 “Linea notte”, che non riusciva a farsi dare una frase di senso compiuto da questi avanguardisti, incapaci perfino di dare una risposta a Mario Draghi.

lunedì 5 settembre 2011

FATE LARGO ALL'ITALIA CHE AVANZA - Atreju 2011

Uno slogan di protagonismo generazionale diventa il titolo della XIII edizione di Atreju, festa nazionale della Giovane Italia, che torna dal 7 all' 11 settembre nel Parco del Celio a Roma. Come il protagonista de "La Storia Infinita", anche l'evento che porta il suo nome vuole incarnare l'esempio di un giovane impegnato nel confronto quotidiano contro le forze del Nulla, contro un nemico che logora la fantasia della gioventù, ne consuma le energie, la spoglia di valori ed ideali, sino ad appiattirne le esistenze. "Fate largo all' Italia che avanza" è il motto di una gioventù che chiede a gran voce il ritorno della meritocrazia per le nuove generazioni, che non ci sta a pagare il conto di decenni di cattiva politica senza fiatare, e che vuole abbattere quei muri e scavalcare quelle barriere rappresentate da vecchi privilegi, baronie e rendite di posizione. 


Programma


mercoledì 07 settembre 2011

ore 17:00
Fate Largo all’Italia che avanza. Inaugurazione di Atreju 2011
Saluti: Vincenzo Piso, coordinatore PdL Lazio; Alfredo Pallone, vice coordinatore vicario PdL Lazio; Gianni Sammarco, coordinatore del PdL Roma; Marco Di Cosimo,vice coordinatore del PdL Roma; Francesco Lollobrigida, coordinatore PdL Provincia di Roma; Angelo Santori, coordinatore vicario PdL Provincia di Roma.
Modera: Alessandro Colorio

ore 18.00 Confronto
Tutto vince il lavoro (Virgilio).Viaggio nel futuro dell'occupazione giovanile
Partecipano: Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro; Raffaele Bonanni, segretario generale CISL; Enrico Letta, vice segretario PD; Enrico Giovannini, presidente ISTAT.
Modera: Giuseppe Agovino

ore 19.30 Atreju Cultura
La bellezza salverà il mondo (Dostoevskij). Cultura e sviluppo economico nazionale.
Partecipano: Fabio Rampelli, deputato PdL; Marcello Veneziani, saggista e giornalista; Luca Telese, giornalista e scrittore; Enrico Gasbarra, deputato PD.
Modera: Ulderico De Laurentiis

ore 21.00
Premio Atreju 2011 a Carlotta Pasqua, presidente Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani.
Partecipa Barbara Saltamartini, responsabile settore pari opportunità PdL.
Consegna il premio Daniele Capezzone, portavoce PdL.
Modera: Francesco De Micheli

ore 21.30 Spettacolo
Il cabaret di Andrea Perroni


martedì 15 marzo 2011

Falcone e la separazione delle carriere.

In questi giorni si discute tanto della riforma della giustizia e in particolar modo sulla  separazione delle carriere fra Pubblici Ministeri e Giudici. Il dibattito è furente e molti, convinti che in Italia non debba ma cambiare niente, si rifànno alla memoria di chi non c'è più per avvalorare le proprie tesi faziose. A chi cerca sempre di strumentalizzare ciò che di buono viene fatto, consiglio di leggere queste poche righe...cosi magari la prossima volta eviteranno di scomodare chi la lottta alla mafia l'ha fatta senza se e senza ma e magari questi professionisti dell'antimafia capiranno che la cultura della legalità e ben altro che quattro strilli in piazza o essere nati al sud o ancor più portare un cognome pesante...

“Un sistema accusatorio parte dal presupposto di un Pubblico Ministero che raccoglie e coordina gli elementi della prova da raggiungersi nel corso del dibattimento, dove egli rappresenta una parte in causa. Gli occorrono, quindi, esperienze, competenze, capacità, preparazione anche tecnica per perseguire l’obbiettivo. E nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di para-giudice. Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e Pm siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il Pm sotto il controllo dell’Esecutivo. È veramente singolare che si voglia confondere la differenziazione dei ruoli e la specializzazione del Pm con questioni istituzionali totalmente distinte”.
(Giovanni Falcone, La Repubblica, 3 ottobre 1991).

sabato 12 marzo 2011

In Ricordo di Angelo Mancia - Caduto per l'Italia

Marzo 1980
Il mese di marzo del 1980 rimane una tappa indiscutibilmente tragica nella triste storia del terrorismo rosso a danno del mondo anticomunista, di quel nostro mondo così fiero da restare in piedi di fronte ai drammi più immani. Quando il 7 di quel mese ignoti avevano cercato la strage nella tipografia del "Secolo d'Italia", facendo esplodere due bombe, si credette che l'apice della violenza sanguinaria e barbara, posta in essere dal marxismo, fosse stato ormai raggiunto. Non era purtroppo così.Infatti domenica 10 marzo gli assassini rossi, non riusciti nel loro intento omicida al "Secolo" ci riprovavano, ritentavano la strage. Volevano uccidere i militanti del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna, sede provinciale dell'organizzazione giovanile. La fortuna volle che un giovane entrato in uno sgabuzzino per prendere un pennello, vide una borsa sospetta. Avvisato il locale comando dei carabinieri; l'artificiere, una volta tanto prontamente arrivato, disinnescò l'ordigno contenuto nella borsa alle 11:28, appena due minuti di ritardo e sarebbe esploso, con chissà quali conseguenze. Ancora una volta non erano riusciti ad uccidere.I compagni organizzati in "volante rossa", questo l'appellativo che si erano dati i protagonisti dell'attentato al "Secolo d'Italia", firmavano anche questa volta la tentata strage, il loro disegno criminoso, andato in fumo grazie alla prontezza di uno dei giovani militanti del Fronte della Gioventù. Ancora una volta contro il coraggio e la forza delle idee , il comunismo dimostrava di saper rispondere solamente con il tritolo, con le bombe, alla ricerca di stragi. Il bisogno di sangue non si poteva quindi placare, non avevano potuto ben vendicare il compagno Valerio Verbano.
Dall'esecuzione di Verbano all'assassinio di Angelo Mancia
In quei giorni un grave fatto aveva contribuito a ridestare un clima di antifascismo militante, di caccia all'uomo. Era morto in circostanze oscure Valerio Verbano, militante dell'Autonomia Operaia. I comunisti addossarono subito all'ambiente di destra la responsabilità di quell'assassinio, nonostante nessuno lo avesse rivendicato e non avesse alcun significato l'omicidio di un esponente che nell'estrema sinistra, aveva un ruolo non di primo piano. Ciò nonostante fu affisso un manifesto, in quei giorni, che prometteva una pronta vendetta del Verbano, c'era scritto che non sarebbero bastate "100 carogne nere". Purtroppo, ancora una volta, la magistratura non intervenne, gli autori del manifesto, firmato dai compagni dell'Autonomia non vennero arrestati, quasi che non fossero noti alla questura. L'11 marzo colpirono ancora, ed ancora una volta si sbagliarono, volevano uccidere questa volta un dirigente romano del MSI ed andarono sotto casa sua ad aspettarlo. Spararono, più volte, contro colui che credettero essere il loro obiettivo, rivendicarono il crimine convinti di essere riusciti nel loro intento, invece avevano sbagliato ancora una volta, avevano assassinato un cuoco, Luigi Allegretti, tra l'altro iscritto alla CGIL, che nel buio avevano confuso con il militante missino designato.L'attentato al "Secolo", la bomba alla sede di via Sommacampagna, l'omicidio per "sbaglio", così fu etichettato dalla stampa a noi avversa, quasi che se i terroristi avessero colpito chi desideravano sarebbe stato giudicato un omicidio "giusto", non erano riusciti a dare agli odiati "fascisti" una risposta precisa all'omicidio di Valerio Verbano. Ci voleva un fatto eclatante, infatti in quei giorni numerose abitazioni di militanti del MSI furono bombardate dal tritolo sovversivo e sempre per puro caso non ci furono danni alle persone. Bisognava colpire un simbolo, una persona che non aveva mai avuto paura di loro, qualcuno che aveva sempre risposto in prima persona alle loro provocazioni, con il coraggio della lotta a viso aperto, incurante del numero degli avversari e sicuro della propria fede, uno che non si sarebbe mai piegato se non a causa di un colpo di pistola! Avevano trovato quella persona, quel "fascista di razza" (così lo definirono nel volantino di rivendicazione), era Angelo Mancia, segretario della sezione Talenti, dipendente del "Secolo d'Italia", rappresentante sindacale aziendale (RSA) della CISNAL. Stava uscendo di casa, poco dopo le 8:30 di quel 12 marzo, come ogni giorno diretto al lavoro, come addetto ai servizi esterni del "Secolo" e della Direzione Nazionale del Partito; ad attenderlo c'erano i suoi assassini, appostati dietro un furgone blu posteggiato davanti al cancello di via Tozzi 10,da dove Angelo stava uscendo, avvicinandosi al proprio motorino. Bastò un attimo per rendersi conto di quanto stava succedendo. Visti i terroristi, Angelo cercò rifugio nel portone di casa, non fece in tempo, il fuoco assassino dei comunisti lo raggiunse alla schiena; non contenti, gli assassini spararono ancora, alla nuca, volevano essere sicuri di non aver fallito anche questa volta.

sabato 10 luglio 2010

Comunità giovanili - Chi nel Pdl mi critica si prenda la responsabilità di abbandonare i giovani

Caro Direttore, leggendo oggi la rassegna stampa mi rendo conto di come gli insulti, le risse e le sceneggiate napoletane verificatesi in Parlamento rischino di coprire la sostanza del ddl del governo sulle Comunità Giovanili, sul quale vorrei provare a fare chiarezza.Le Comunità Giovanili non sono altro che centri per l’aggregazione dei giovani. Spazi comunali, caserme in disuso, immobili confiscati alla criminalità organizzata, in cui una libera associazione possa svolgere attività di vario tipo. Dallo studio al teatro, dalla musica ai cineforum, dallo sport al volontariato, e molto altro. Il tutto in un contesto democratico di elettività delle cariche direttive, trasparenza nei conti, legalità, assenza di fini di lucro. Tutto qui. Eppure, in queste ore mi è toccato ascoltare una serie incredibile di falsità da parte di esponenti politici chiaramente in malafede o troppo pigri per leggere il disegno di legge. Particolarmente, brucia l’accusa rivoltami di voler destinare fondi a non si sa bene quale realtà amica. Il ddl non stanzia nuovi fondi al mio ministero: i fondi ci sono già, stanziati anni fa proprio per le Comunità Giovanili. Io avrei potuto utilizzarli senza una legge. Invece ho scelto di vincolarli perché possano dare vita a qualcosa capace di sopravvivere al governo Berlusconi o al ministro Meloni. E ho scelto di confrontarmi col Parlamento affinché questa novità fosse il più possibile condivisa.
Poi si può anche dire, come ha fatto qualcuno con espressioni infelici, che in tempo di crisi questa idea per i giovani sia troppo generosa o statalista. Legittimo. A patto che mi si spieghi quale grande emergenza nazionale si risolverebbe con 12 milioni di euro. A patto che nessuno si azzardi più a parlare di «disagio giovanile», «prevenzione sociale», «emergenza educativa» con grandi promesse in campagna elettorale. Questa legge non risolverà il problema del lavoro che non c’è, degli stipendi precari e da fame o della pensione, ma è la prima legge a loro dedicata da almeno tre legislature. È curioso che i più fervidi oppositori del provvedimento, a parte le abituali volgarità di Idv, siano stati alcuni parlamentari Pdl. Investire pochi milioni di euro per dare a migliaia di giovani un’alternativa alla droga e alla criminalità è così vergognoso? Io penso di no e intendo andare avanti.
Del resto, sono solo una persona coerente che non dimentica da dove viene. Racconto questo sogno delle Comunità Giovanili nelle piazze e nelle assemblee studentesche fin dai tempi del liceo. Continuo a farlo da ministro, con la passione di chi crede in quello che fa. Non c’è solo una bella storia politica a supportarmi in questo impegno o la solidarietà generazionale che mi si è riversata addosso in queste ore. C’è anche una promessa fatta a Scampia, in mezzo a palazzoni scrostati e un’aria pesante come il piombo, di fronte a un nugolo di studenti che meriterebbero la nostra mobilitazione, piuttosto che vedere il Pdl scaricare sui giovani, l’anello debole di questo tempo vigliacco, la propria difficoltà a risolvere i conflitti interni.
*Ministro della Gioventù 
fonte ilgiornale.it

mercoledì 30 giugno 2010

Mangano non è un eroe, è un mafioso come tanti... un vile, senza dignità...

L'eroe è il protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune.

eroe è un uomo o una donna che possiede caratteristiche ed abilità maggiori di qualsiasi altra persona, che lo rende capace di compiere azioni straordinarie a fin di bene, per cui diventa famoso. Queste capacità non sono solo fisiche, ma anche mentali.

Una persona può diventare un eroe anche semplicemente andando incontro ad una fine valorosa che glorifichi la sua esistenza attraverso la sua ultima azione (esempi odierni sono ad esempio il sacrificare la propria vita per salvarne un'altra, compiere un gesto per l'onore della patria che metta in conto in primis di perdere la vita o per proteggere la propria famiglia sempre mettendo in conto il sacrificio della sua vita.
in tutto cioè non rientra l'essere mafioso e omertoso....

MANGANO non è un Eroe!!!

e le semplici e audaci parole di un vero eroe come PAOLO BORSELLINO ci indicano la strada da seguire...

L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c'è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.

Paolo Borsellino 

lunedì 31 maggio 2010

Gaza, Israele spara alla nave di pacifisti, è scontro a fuoco: almeno 19 le vittime

Tragico attacco della marina israeliana nelle acque di Gaza. Tre unità militari hanno intercettato un'imbarcazione turca della "Freedom Flotilla", la missione internazionale partita ieri da Cipro con a bordo 700 pacifisti e 10.000 tonnellate di aiuti umanitari per i palestinesi di Gaza: si temono oltre una decina di morti e una trentina di feriti


Finisce nel sangue l'assalto israeliano contro una flottiglia di navi appartenenti a organizzazioni non governative in rotta verso Gaza nel tentativo di forzare il blocco imposto da Tel Aviv nella zona. Il bilancio è ancora incerto, ma una tv israeliana ha riferito di 19 attivisti morti e 26 feriti. Feriti anche cinque militari israeliani. Secondo le prime ricostruzioni, le forze armate di Tel Aviv avrebbero cercato di prendere il controllo delle navi, ma l'assalto è finito nel peggiore dei modi. Il comandante della marina militare israeliana, ammiraglio Eliezer Marom, ha affermato che gli scontri mortali si sono verificati solo su una delle sei navi, la Marmara, battente bandiera turca. Su tutte le altre imbarcazioni, ha detto, l'operazione si è svolta senza incontrare resistenza violenta da parte dei passeggeri e perciò senza vittime. Il ministero dei Trasporti turco denuncia però che la flottiglia è stata illegalmente intercettata in acque internazionali, a circa 70 miglia nautiche (130 km) dalla terraferma. Fra gli attivisti a bordo delle navi c'erano anche quattro italiani: la Farnesina afferma che nessuno di loro è stato coinvolto nella sparatoria. Il blitz israeliano ha ovviamente provocato una serie di reazioni e polemiche internazionale: l'Unione europea ha chiesto immediatamente l'apertura di un'inchiesta.

martedì 6 aprile 2010

6 Aprile 2010 ad 1 anno dal tragico terremoto dell'Abruzzo

E' passato 1 anno...Ascolto questa canzone e mi vengono i brividi...penso a quella notte..la scossa..sentita a anche a Roma...,lo spavento e la nn consapevolezza di ciò che accadeva a pochi km da me..la sveglia la mattina è la senzazione strana di sapere cosa fosse successo nella notte...i telegiornali e le prime notizie tragiche..le prime chiamate agli amici Abruzzesi, più stretti...e la senzazione d'impotenza verso madre natura... Poi le settimane seguenti...la voglia di rendersi utili da subito...l'organizzazione per gli aiuti e per i volantari, l'attesa per la chiamata per la partenza...e una piccola sensazione di felicità nel vedere un popolo unito per aiutare i propri fratelli in difficoltà...Poi la partenza...con un gruppo di fratelli..il viaggio....lo scenario surreale...l'arrivo a Navelli e l'incontro con altri fratelli...l'immersione totale in una realtà difficile ma stimolante i lavoro e la fratellanza tra persone appena conosciute...i sorrisi che allietavano la fatica...la gente che ti ringrazia anche per un minino gesto...la Folgore, Gatto, Pino, Antonio, Sergio.. la voglia di nn fermarsi mai e di mettersi a disposizione....la partenza in un giorno di pioggia....e la difficoltà a lasciare tutti e il pensiero di nn aver fatto abbastanza...poi le riflessioni...la gioia, le piccole soddisfazioni.....i nuovi fratelli da portare sempre nel cuore..la continua informazione sulle condizioni di ciò che si era iniziato...e la gioia di vedere che finalmente almeno questa volta le parole si erano trasformate in fatti....


mercoledì 3 marzo 2010

SCUSA MA NON TI VOGLIAMO.......alla Sapienza

Giovedì 4 marzo, l’Università la Sapienza di Roma, ha organizzato un incontro con Federico Moccia definendolo il “cantore del mondo adolescenziale” e un punto di riferimento giovanile. A questa “indagine sociologico-culturale” realizzata dai “cultori del mondo accademico” NON CI STIAMO!!!

Crediamo che non rappresenti la vita reale e che appiattisca situazioni e valori, oscillando sull’indecenza artistica.Moccia rappresenta un decadentismo valoriale non proprio della nostra generazione.

Noi non crediamo nella banalizzazione dei sentimenti e nel disimpegno sociale, ma crediamo che tutti i giovani portino con sé la voglia di mettersi in gioco e realizzare se stessi e una migliore società civile.

domenica 28 febbraio 2010

Terremoto in Cile...la terra trema di più?


Haiti, il Giappone qualche giorno fa, ed ora il Cile. La Terra trema di più? Gli scienziati registrano e guardano disarmati la violenza improvvisa della Terra senza la capacità di cogliere qualche segno.Ci sono aree a rischio ben note, punti critici da sorvegliare con maggior attenzione come le coste cilene e la nostra Penisola ma al massimo la scienza esprime delle probabilità che si infrangono sul muro della mancanza di conoscenze. Solo agli inizi del Novecento il berlinese Alfred Lothar Wegener raccontava in un libro la formazione di oceani e continenti e soltanto alla fine degli anni Sessanta (due anni prima la conquista della Luna) il canadese John Tuzo Wilson presentava il primo modello teorico della deriva dei continenti e Dan McKenzie dell'Università di Cambridge spiegava sulla rivista Nature la «tettonica a placche». Da quelle parole di quarant'anni fa si è iniziato a decifrare con maggior coscienza gli scontri perennemente in corso fra le zolle in cui è separata la crosta terrestre cercando indizi sullo scatenarsi dei terremoti. È una titanica fatica perché finora solo la fantascienza di Giulio Verne ha compiuto un viaggio al centro della Terra per scoprirne la natura e cogliere le manifestazioni che l'uomo subisce abitando in superficie.

La sismologia non è una scienza esatta, e la difesa dai terremoti rimane una meta lontana da raggiungere. Da decenni si tentano le vie più diverse al fine di sciogliere gli impenetrabili misteri che sempre avvolgono imovimenti interni del pianeta. In California i geologi dell'US Geological Survey e di numerose università scavano un pozzo fino a dieci chilometri di profondità per raccogliere indizi sugli spostamenti della faglia di San Andreas e scoprire in anticipo il manifestarsi del Big One, il super-terremoto da tempo atteso.

I fisici russi sostenevano di riuscire a raccogliere dallo spazio la presenza di particelle atomiche capaci di segnalare l'imminenza di un sisma. Ma finora la tecnologia non ha fornito risposte attendibili sia a terra (ricordate le emissioni del gas radon?) che nello spazio. Rimane alla base un grave limite di conoscenza scientifica. Da anni negli Stati Uniti e in Giappone si cerca di disegnare un modello teorico globale della Terra capace di mostrare ciò che accade nelle viscere, nel suo cuore incandescente e soprattutto negli strati esterni, nella frizione continua tra il mantello e la crosta sulla quale viviamo. Ma, ancora una volta, pur disponendo di potenti supercomputer la capacità di calcolo è inadeguata per descrivere le mille forze in gioco. Sono i limiti dell'uomo che solo la ricerca può aiutare ad estendere.

fonte: Corriere.it

mercoledì 24 febbraio 2010

L'italia del televoto, fenomeno Mauro Marin.

- Ma l’Arcigay s’infuria
con i fan

- Nella casa tutti contro il castellano, l’Italia
lo ama e lo salva

CASTELFRANCO (Treviso) — Delirio. Sul web, i fan di Mauro Marin stanno per infrangere la barriera dei 260 mila iscritti. Nell’osteria «da Profeta », quella di famiglia a Castelfranco Veneto, hanno deciso di staccare il telefono. Troppa gente, troppe telefonate per andare avanti a lavorare. I genitori, ogni tanto si preoccupano. «Lo trattano troppo male dentro quella casa». Ma è definitivamente «Mauro-mania ». Il fratello Giulio si è fatto la sua idea. «Piace perché è naturale». E così, dopo la doppia vittoria di lunedì, si riparte col televoto. L’obiettivo dichiarato è di abbattere Maicol. E c’è pure chi esagera con le offese. Ieri è intervenuta anche l’Arcigay, che ha evidenziato come ci siano dei messaggi omofobici contro il concorrente gay del Grande Fratello 10. Ormai è impossibile avere dubbi. Mauro Marin è un caso mediatico.

E il termometro per misurare la febbre è necessariamente il social network per antonomasia, Facebook. È una rincorsa folle, minuto dopo minuto, a idolatrare il salumiere castellano che partecipa al reality della Finivest. Nelle gesta epiche collettive, si segnalano l’invio di due aerei con striscione sopra la casa (uno dei quali non visto da Mauro, con relative polemiche) e le raccolte di fondi tra t-shirt e oggettistica varia. Obiettivo: investire i soldi in regali e sms a favore dell’idolo. I numeri sono cinici. Ieri a metà pomeriggio nel fan club di Maicol erano iscritti 37.300 persone, contro gli 8.230 di Alberto, i 5.480 di Giorgio e i 660 di Mara. Inezie rispetto alla mareggiata per il castellano. Nel mezzo delle ragazzine che urlano di aver speso 25 euro di ricarica in messaggi al 48422, nel gruppo è nata pure una polemica. In molti si sono spesi in offese verso Maicol, colpevole, oltre di essere rivale di Marin, anche di omosessualità. Tanto che l’amministratore è intervenuto, richiamando all’ordine. L’Arcigay ha colto la palla al balzo per diffondere una nota, ripresa poi da diversi siti web. «Quando ci troveremo di fronte a contenuti violenti nei confronti del mondo dell’omosessualità, chiederemo la chiusura del canale».

Cosa che gli stessi amministratori del gruppo dei fan di Fecebook hanno realizzato nella serata di ieri, bloccando la bacheca dei commenti pubblici. A Castelfranco, lontano mille miglia da tutto questo, ci sono i famigliari di Mauro. La nonna Elsa, ad esempio. «Cossà vegnarà fora da ’sto Mauro?», chiedeva ieri. Ma ci sono anche le mamme dei coetanei, che chiamano quella di Mauro. «Signora, le stiamo vicine. Non si preoccupi, stiamo male anche noi quando offendono suo figlio ». Il papà Danilo, che gli ha mandato un messaggio in trasmissione, dicendosi «orgoglioso». E poi ci sono gli amici, che bevono «ombre» e mangiano panini come una sorta di rito collettivo. Lunedì sera ce n’erano un centinaio da «Profeta»: da Godego ce n’è stato uno che ha portato un asciugamano con il suo faccione stampato. A far sintesi, ecco infine Giulio, il fratello che fatica a portare avanti il lavoro nel ginepraio creatosi. Non lo dice, ma la speranza è che, dopo tutto questo caos, qualcosa si monetizzi. La ricetta per vincere è quella lì, sempre identica. «Mauro non ha mai voluto esser qualcosa di diverso di quello che è», dice. «Non si è mai costruito maschere. È uno di noi, è diretto nelle cose. E per questo piace. E perciò gli altri dentro la casa lo odiano». Semplice, no? Avanti così, dritti. Solo così, attorno, sarà delirio.

fonte: Corriere.it

martedì 16 febbraio 2010

La burocrazia...all'Italiana... 1ª Parte

Ho visto il nemico in faccia: fa paura
Maurizio Blondet
da una puntata di  «Report» sulla burocrazia «in cui si perde chi vuole costruire o ristrutturare secondo le regole».
Primo caso: uno studio di geometra nel bolognese. Un cliente vuole chiudere una porta interna al suo appartamento, in modo da ricavarne due. Non c’è nulla di più da fare salvo fare un muro là dov’è la porta; l’appartamento ha già due entrate indipendenti. Per fare una modifica interna come questa, lo studio del geometra deve consultare: il testo unico nazionale sull’edilizia, il testo unico «regionale» sull’edilizia; e inoltre il regolamento comunale del comune interessato. Tre tomi alti così.
Ora, una minima logica vorrebbe che, se esiste un testo legislativo nazionale, quello regionale è di troppo; oppure, magari, che basterebbe consultare il regolamento comunale, dato che dovrebbe in qualche modo aver «recepito» (come si dice in burocratese) i due testi delle istanze superiori.
Invece no: tutti e tre i testi normativi hanno la stessa voce in capitolo. Non ce n’è uno che faccia più autorità degli altri due, sicchè occorre obbedire a tutti e tre contemporaneamente.
Il fatto è che i tre testi, che s’incastrano ed intrecciano, si ignorano a vicenda e si contraddicono l’un l’altro. Tanto che spesso il geometra deve chiedere «chiarimenti» su come interpretare le norme. A chi? Al Comune (perchè no anche a Regione e Stato?). Con apposita supplica in carta da bollo, si deve chiedere un appuntamento al competente ufficio municipale per porre «un quesito».
Un quesito per volta. Il geometra può avere tre o più quesiti da porre, per essere sicuro di non infrangere le nostre draconiane normative plurime: in tal caso deve chiedere tre appuntamenti distinti. Per lo stesso appartamento, per la stessa modifica dello stesso appartamento.
«Sennò si formerebbero code negli uffici», si giustifica un tizio del comune. E naturalmente, ogni volta l’addetto comunale che si degna di farsi sottoporre il nuovo quesito non è lo stesso che ha ascoltato il quesito precedente: sicchè bisogna raccontare e spiegare tutto daccapo, e spesso il secondo addetto trova «irregolarità» in ciò che ha fatto il primo addetto, e si deve ricominciare da capo. Sempre, ad ogni passaggio, con carta bollata da 16 euro.
Mettiamo che le autorità comunali finiscano per accettare la «regolarità» dell’opera : ricordiamo, si tratta di chiudere una porta all’interno del mio e del vostro appartamento. Un vano di due metri per uno e mezzo da chiudere con un muretto.
Ma prima di mettere un mattone sull’altro, il proprietario deve presentare al Comune delle «certificazioni». Cioè, se ho ben capito, deve comprovare al Comune, con perizie e documenti, che la costruzione del muretto dentro la sua casa non comporti l’attuazione di altre «irregolarità», che sia tutto «a norma». Quante sono le certificazioni? Una trentina. Quasi tutte insensate.
Per esempio: per chiudere una porta interna con un muretto, il proprietario deve certificare l’impianto elettrico della casa, che quasi certamente era già a norma prima: dunque deve ricertificarlo di nuovo. Deve certificare che quel suo odioso muretto non minaccia lo «smaltimento degli aeriformi» nè è causa di «emissioni dannose», non riduce «l’approvvigionamento idrico» nè «lo smaltimento delle acque reflue».
Che un muretto a chiusura di una porta possa minacciare lo smaltimento regolare delle acque reflue è ovviamente escluso per natura; ma le pubbliche autorità approfittano che voi avete chiesto quella piccola modifica per ripassarvi al setaccio tutto l’appartamento, per ficcare il naso nei fatti vostri, onde vedere se possono in qualche modo punirvi e multarvi per qualche dimenticanza o «irregolarità». O almeno ostacolarvi in quella vostra arrogante pretesa di fare, in casa vostra, quel che vi pare.
Infatti, vi chiedono anche di certificare – cito a memoria – che chiudere quella porta non influisce sul «contenimento dei consumi energetici». Che non turba il «rispetto dei campi elettromagnetici». Dovete fornire, inoltre, la certificazione antisismica, anche se volete costruire il muretto in cartongesso. Soprattutto, dovete certificare che il vostro muretto (interno) è «in conformità con gli aspetti urbanistici».
Aspetti urbanistici, capite!? A parte che se siete italiano vivete sicuramente in un abitato dove gli «aspetti urbanistici» semplicemente non esistono, essendo da gran tempo violentati da immani palazzoni abusivi che hanno ottenuto «la deroga» o il condono... come far capire che la modifica di una parete interna non ha nulla a che fare con l’urbanistica, e ciò per definizione, essendo «interna»?
Ma lo capiscono, certo che lo capiscono: solo che lorsignori vi vogliono dimostrare chi è che comanda. In un’Italia dove è normale l’abusivismo, voi che fate l’errore di chiedere alle «autorità competenti» cosa dovete fare per essere «in regola», siete la loro vittima preferita. Avete poggiato volontariamente la testa sul loro ceppo.
M’immagino come vengano stilati i regolamenti comunali, in aggiunta alla legge nazionale e a quella regionale: è una giornata di festa negli uffici, persino gli assenteisti più incalliti tornano dalla finte ferie per malattia per partecipare al divertimento. Tutti s’ingegnano di inventare nuovi lacci e lacciuoli, fanno a gara per escogitare le più inaudite normative da imporvi: «Chiediamogli di dimostrarci che non viola le leggi antisismiche», grida uno. «E becchiamolo sulle acque reflue!», si spancia un altro. «L’urbanistica!», evoca un terzo. «I campi elettromagnetici! Prendiamolo in castagna coi campi elettromagnetici!», strilla gaudente un altro. «Ma è legale...?», chiede un quarto, dubbioso sull’esistenza dei campi elettromagnetici in un appartamento; segue una frenetica consultazione di piani nazionali e regionali: «Sì, si può!», strillano tutti, e giù risate.
Anzi: vi aggiungono l’obbligo di accertare che i muratori che vi tirano su il muretto ricevono i
contributi previdenziali. E vi impongono pure di presentare un «piano di sicurezza» anti-infortuni...
Perche questo è il punto. Loro possono escogitare tutti gli «adempimenti obbligatori» che vogliono, anche trenta o quaranta per un muretto, perchè – tanto – il loro lavoro non aumenta. Siete voi che dovete certificare, non loro. Siete voi che dovete sapere se l’azienda costruttrice paga i contributi ai suoi operai, non la pubblica autorità. Siete voi che vi dovete occupare degli infortuni potenziali del muratore, non lorsignori.
Il «servizio pubblico» esiste per questo: per mettere voi al suo servizio, per evitare a loro la minima fatica. E per dimostrare il suo potere su di voi.
«Report» ha intervistato un tecnico comunale di Grunwald, sobborgo di Monaco. Domanda: che permessi ci vogliono, in Germania, per chiudere una porta? Il tecnico cade dalle nuvole: «Non c’è bisogno di nessuna autorizzazione per un muro interno». Anche se col muretto un cittadino trasforma il suo appartamento in due appartamenti? «Non ci interessa se da un appartamento ne ricava due. Quel che ci interessa è che ci sia il posto auto per il secondo».
Ah, il posto auto: ecco cosa interessa ai Comuni tedeschi. Ai nostri, interessano i campi elettromagnetici.
Domanda insistente: «Ma nel caso che uno voglia farsi un secondo bagno...?». Il tedesco: «Quanti muri o bagni ci sono in un interno, non è cosa che riguarda il Comune. Riguarda la sfera privata».
La sfera privata, ragazzi: in Europa, la burocrazia rispetta una «sfera privata». Risulta che in Germania, il Comune si occupa solo dei «muri esterni, del tetto e dell’altezza dell’edificio», quel che riguarda la sfera pubblica, i famosi «aspetti urbanistici». Le regole sono poche e chiare: non c’è un piano nazionale, uno regionale, e un regolamento comunale di mille pagine ciascuno. Ci sono tre foglietti con 15 punti, che il cittadino costruttore deve rispettare: essenzialmente altezze, aspetto dei muri esterni e del tetto, punto e basta. Definiti dal piano regolatore comunale.
«Se si attiene a questi dati senza variazioni, per costruire gli basta dare una comunicazione di inizio lavori» (1). Non ha bisogno di alcuna licenza nè permesso. Anzi: ricevuta la comunicazione di inizio lavori, «ci pensa il Comune ad informare le autorità di controllo, il catasto, ed altri enti in caso di edifici vincolati».
A Grunwald, il Comune avvisa il catasto! Non il cittadino, ma il Comune! Il municipio e il catasto – due uffici pubblici – comunicano tra loro! C’è gente che esce dall’ufficio non per fare shopping, ma per «controllare» che l’edificio sia in regola! Non si fa mandare faldoni di certificazioni sulla scrivania, con tanto di bollo. Insomma, i dipendenti pubblici... lavorano, in quanto stipendiati per lavorare al posto del cittadino! Non ci si può credere.
E chi ha visto Monaco di Baviera, ha visto che città è, quanti edifici abusivi esistono. In Italia, per alzare quel muretto da meno di 1.000 euro, uno già ne deve spendere oltre 5 mila in «certificazioni», licenze e carte bollate; a Monaco, niente è dovuto al Comune. E si apprende che a Bologna, la civile Bologna, se uno si vuol mettere in giardino un casotto per gli attrezzi, di quelli che si possono comprare già fatti negli ipermercati per 1.500 euro, deve chiedere «la licenza edilizia». Non vi dico Afragola, dove vige – come afferma un competente comunale – «la cultura dell’abusivismo».

lunedì 15 febbraio 2010

Ancora una frana nel Messinese

La massa di terreno che va scendendo a valle ha trascinato via alcuni pali della luce, gli abitanti si stanno trasferendo da amici e parenti in altri paesi vicini.
SAN FRATELLO (MESSINA) - San Fratello è ormai un paese fantasma: anche gli abitanti che non sono stati fatti allontanare dalle loro case hanno deciso di lasciare il centro che sorge su una collina che sta franando e sono diretti nei comuni vicini da familiari o amici. Il fronte della frana preoccupa la Protezione civile dopo le 48 di piogge continue. Decine di case si vanno riempiendo di crepe e una larga spaccatura è comparsa anche nella chiesa di san Nicolò. I fedeli hanno portato in piazza la statua del santo e il crocifisso per evitare che vengano distrutti da eventuali crolli e in segno di devozione. In Comune c'è un vertice della Protezione civile. Il rappresentante provinciale Bruno Manfrè ha detto che «la frana è in pieno movimento». La massa di terreno che va scendendo a valle ha trascinato via alcuni pali della luce. Zone del centro sono rimaste al buio.

1500 SGOMBRATI - Il piano degli sgomberi è partito fin dalla mattina di domenica, quando i tecnici del Comune hanno capito che la situazione era grave. Oltre 1500 persone hanno dovuto lasciare la propria abitazione anche per l'ordinanza del sindaco Salvatore Sidoti Pinto che dice: «La situazione è drammatica». «Stiamo vedendo il paese sparire - aggiunge il sindaco - la frana ha coinvolto tutto il versante nord-est di San Fratello, coinvolgendo la parte relativamente più nuova, comprese le scuole elementari e medie. Stiamo qui che guardiamo quello che accade senza potere intervenire per fare qualcosa». Anche chi non ha avuto l'ordine di lasciare la propria abitazione, ha preferito fare i bagagli e rifugiarsi da amici e parenti nei centri vicini. Il ricordo della disastrosa frana che ad ottobre si è abbattuta su Messina facendo 37 morti è ancora vivo. La collina viene giù poco a poco a valle e alle abitazioni viene a mancare il sostengo del terreno. Il fronte della frana è raddoppiato in poche ore raggiungendo i due chilometri. «La situazione è molto allarmante», spiega il responsabile della Protezione Civile provinciale Bruno Manfrè che coordina le operazioni di soccorso. In Municipio è stato organizzato un centro di pronto intervento. Il sindaco ha chiamato a raccolta le associazioni di volontariato e fatto arrivare in paese diverse ambulanze. I sindaci dei comuni dei Nebrodi in un telegramma inviato, tra gli altri, alla presidenze del Consiglio dei ministri e della Regione Siciliana, scrivono che «l'emergenza idrogeologica nel territorio dei Nebrodi in Provincia di Messina continua ad aggravarsi» e «l'incolumità dei cittadini è gravemente minacciata».

mercoledì 10 febbraio 2010

Foibe. AU: Collettivi sinistra oltraggiano memoria martiri

10 febbraio 2010

"Mentre in tutta Italia si stanno svolgendo celebrazioni solenni per il Giorno del Ricordo, i collettivi universitari di estrema sinistra hanno preferito arrecare l'ennesimo oltraggio alla memoria degli italiani infoibati e degli esuli giuliano-dalmati tentando, al grido 'Fascisti carogne, tornate nelle fogne' e 'Viva le Foibe', di strappare via il fiocco tricolore che Azione Universitaria Roma ha calato stamattina dal tetto del Rettorato dell'Universita' La Sapienza per commemorare il 10 febbraio". Lo dicono, in una nota, il presidente provinciale di Azione Universitaria Roma, Matteo Petrella, il presidente di Azione Universitaria Sapienza, Cristian Alicata, e i dirigenti provinciali, Alessandra Pontecorvo e Liano Magro. "In un giorno in cui solo il silenzio dovrebbe regnare- continuano i responsabili di Azione Universitaria- la sinistra antagonista preferisce compiere un atto deprecabile ed ingiustificabile, che non solo stride con il clima di pacificazione nazionale faticosamente raggiunto intorno alla vicenda delle foibe negli ultimi anni, ma addirittura viola una legge nazionale, tentando di sostituire alla dialettica democratica lo scontro e la violenza politica". "Un gesto che- concludono- assume particolare gravita' ad un solo giorno dalle commemorazioni ufficiali di Paolo Di Nella, colpito brutalmente a soli vent'anni e scomparso dopo sei giorni di agonia".